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J’accuse Ural’skaja
jadernaja katastrofa Celjabinsk, casella
postale 40... 1957
- storia del primo disastro atomico mantenuto segreto da USA e URSS Qualcuno potrebbe ritenere assurdo che una notizia
del genere possa essere stata mantenuta segreta, alle popolazioni mondiali,
da tanti anni. Qualcun’altro potrebbe sempre eccepire che la notizia uscì
invece su molti giornali già allora... dimenticando di dire come ogni
notizia pubblicata fosse stata smentita da tutte le Autorità del
tempo. A noi interessa portare a conoscenza di tutti coloro
che subiscono passivamente il bombardamento giornaliero di tante notizie
scandalosamente inutili, quando non futili o, peggio ancora, diverse dal
vero, quelle notizie accuratamente nascoste a coloro che, in fondo, pagano i
lauti stipendi di chi, avuto il potere, pensa solo a prendere per fessi
coloro che glielo hanno dato. Queste notizie sono state riprese dai giornali
dell’epoca e, principalmente, da una coraggiosa iniziativa editoriale della editrice “Vallecchi”
che, nel 1979, pubblicò il libro con la certosina ricerca svolta dallo
scienziato russo Zores A.
Medvedev. Questo scienziato fu il solo che diffuse notizie su quella tremenda catastrofe che inquinò fiumi e laghi della regione degli Urali e, attraverso i vari affluenti, rese radioattiva e fece morire ogni forma di vita nel Mar Caspio. “Negli
anni 1957 e 1958 gli aerei spia americani del tipo U-2 sorvolavano ancora,
com’è noto, i centri atomici degli Urali eseguendo ininterrottamente
riprese fotografiche del territorio. Successivamente, lo spionaggio sul
territorio divenne compito di satelliti appositamente attrezzati, un metodo
che fornisce informazioni abbastanza esaurienti. Anche le notizie
provenienti da agenti e disertori vengono classificate ed analizzate e tutta
questa massa di molteplici testimonianze viene sottoposta presumibilmente ad
ogni forma possibile di elaborazione. Perciò è difficile immaginare che
l’avvenimento della catastrofe, noto nelle sue linee generali a milioni di
abitanti degli Urali centrali e meridionali, non sia stato oggetto di
indagine da parte dei servizi informativi occidentali. Ciò non significa
che tali informazioni non debbano restare coperte dal segreto ancora per
anni. I servizi di spionaggio non hanno fretta di far conoscere alla stampa
le informazioni che ottengono da canali diversi. Per di più, la
catastrofe negli Urali non era certo una notizia di cui fosse desiderabile
una divulgazione sensazionale verso la fine del 1957 o l’inizio del 1958. Negli
Stati Uniti circolavano allora numerosi appelli e dichiarazioni estremamente
sgraditi al Governo ed alla Commissione per l’Energia Atomica sulle
possibilità di incidenti al reattore posto nei pressi di Detroit.
Nell’ottobre 1957 in Inghilterra avvenne un incidente a Windscale. Sia
negli Stati Uniti che in Europa le campagne e dimostrazioni antinucleari
raggiunsero grosse proporzioni. In una simile situazione « svelare » la
catastrofe nucleare avvenuta in Urss avrebbe avuto conseguenze negative e,
in primo luogo, non per i politici del Governo sovietico. Perciò non
c’era alcun motivo di aspettarsi che i servizi di spionaggio governativi
dell’occidente avrebbero divulgato subito la tragica vicenda del centro
nucleare industriale dell’Urss”. Il
documento seguente era stato ricevuto dalla CIA all’inizio del 1959: “Tutti
i negozi di Kamenec-Ural’skij che vendevano latte, carne, e altri generi
alimentari furono chiusi per prevenire i rischi dell’irradiazione, e due
giorni dopo, furono portati nuovi rifornimenti di viveri per ferrovia e con
autocarri. Le provviste venivano vendute direttamente dai veicoli; le file
di persone in coda rammentavano quelle dei tempi di peggior carestia durante
la II guerra mondiale. Tra la popolazione di KamenecUral’skij si ebbero
manifestazioni di terrore isterico, con l’insorgere di alcuni casi di
malattie ignote e « misteriose ». Alcuni cittadini importanti suscitarono
il pubblico risentimento perché portavano indosso piccoli rivelatori di
radiazioni di cui gli altri non potevano disporre. La
fonte dell’informazione è ancora segreta e di tutto il testo del
documento si possono leggere soltanto poche frasi. Posso rilevare che Kasli
è una cittadina vicina a Kystym e la città di Kamenec-Ural’skij, citata
nel documento, si trova lungo la strada Celjabinsk-Sverdlovsk, in provincia
di Sverdlovsk. È una città relativamente grande, con circa 150.000
abitanti (negli anni 1957-’58 probabilmente erano circa 100.000). L.
Tumerman, nel suo viaggio da Celjabinsk a Sverdlovsk dovette attraversare
anche questa città. Il
panico insorto a Kamenec-Ural’skij si estese anche ad altre città degli
Urali centrali e meridionali. Ho sentito di situazioni analoghe a Sverdlovsk
e Celjabinsk, dove fu egualmente vietata la vendita di generi alimentari nei
mercati privati e kolchoziani. Come a Kamenec nelle prime settimane dopo la
catastrofe, gli alimentari venivano distribuiti esclusivamente attraverso il
sistema distributivo statale”. Furono
anche « declassificati » due documenti di scarso interesse che si
limitavano a riferire che nella provincia di Celjabinsk si trovano molti
impianti e reattori atomici. Ciò è ben noto anche indipendentemente dalla
CIA. Molto più interessante è invece il documento distribuito dalla CIA
(tra gli addetti ai lavori) il 16 febbraio 1961 e ammesso alla diffusione il
14 gennaio 1977. Lo riporto qui di seguito: sui punti i e 2 non è stato
tolto il segreto. Il fiume Teca indicato nel documento scorre nei pressi di
Kystym, ed è l’emissario di un grande lago, il Kiziltas che misura più
di 50 km2. Kystym “Nella
primavera 1958 [cancellato] ha saputo da parecchie persone che vaste aree a
nord di Celjabinsk erano state contaminate da scorie radioattive provenienti
da un impianto nucleare funzionante in una località ignota presso Kystym,
città a 70 km a nordovest di Celjabinsk lungo la strada principale
Celjabinsk-Sverdlovsk. Era già di pubblico dominio il fatto che l’area di
Celjabinsk presentasse un numero di casi di cancro più alto della norma.
Nuotare nei numerosi laghi e fiumi situati nelle vicinanze era da molti
considerato pericoloso per la salute. Gli alimenti portati dai contadini al
mercato di Celjabinsk venivano controllati dalle autorità sanitarie
municipali in un modesto edificio all’ingresso del mercato dove i
contadini pagavano anche l’imposta sulle vendite. Il nostro informatore
ignora il modo in cui venivano distrutti gli alimenti contaminati. Le
forniture alimentari a fabbriche, scuole ecc. da parte dei kolchoz e sovchoz
venivano esaminate probabilmente da questi ultimi enti. Fino al 1958, i
passeggeri venivano controllati alla stazione ferroviaria di Kystym e
nessuno poteva entrare in città senza un permesso speciale. L’informatore
non era in grado di dire da quale autorità venisse rilasciato il permesso e
perché il controllo sia stato sospeso nel 1958. Inoltre alcuni paesi della
zona di Kystym che erano stati contaminati, erano stati incendiati, e gli
abitanti trasferiti in villaggi nuovi costruiti per ordine del Governo.
Queste persone poterono portare con sé soltanto gli abiti che
indossavano”. Documento
ricevuto dalla Germania nel dicembre 1963 e diffuso solo in alcuni brani: 1.“Verso
la fine del 1958 o l’inizio del 1959 l’informatore sentì parlare di
un’area delimitata contenente un “impianto atomico”. La descrizione
generica di una delle due localizzazioni possibili lo situava nelle
immediate vicinanze di Kystym. (...) Informazione fondata principalmente su
dicerie e voci. 2.
Il solo particolare che l’informatore venne a sapere sullo stabilimento
era che un « tubo » sporgeva dalla superficie di un lago che si trovava
nelle vicinanze. L’area era strettamente sorvegliata da personale
militare. I funzionari addetti all’impianto vivevano in edifici entro
l’area sorvegliata dalla quale non erano autorizzati ad uscire ed in cui
non potevano entrare persone non autorizzate. Nel 1959 una lavoratrice che
morì fu sepolta entro l’area, ed ai parenti fu vietato l’accesso. I
funzionari potevano inviare e ricevere posta. L’indirizzo era: provincia
di Celjabinsk, Casella Postale 40, nome del destinatario. 3.
L’informatore aveva saputo che nella primavera del 1959 si era verificata
una violenta esplosione accidentale. Molte persone rimasero uccise, alcune
annegarono per uno smottamento del terreno e conseguente inondazione. Molti
altri furono sottoposti a dosi eccessive di radiazioni e furono trasferiti
in varie città della provincia di Celjabinsk. Le vittime venivano
sottoposte ad esami medici a intervalli regolari. Qualche tempo dopo
l’incidente, l’informatore conobbe una donna che era stata colpita dalle
radiazioni ed aveva sul viso dei segni rossi, come di eczema. Per quanto ne
sapesse l’informatore, l’esplosione non provocò l’interruzione del
lavoro. Nessun altro particolare”. Sabato
26 novembre 1977, uscì sul «New York Times», a pagina 9, la notizia
seguente, sotto il titolo: “Materiali
della CIA concessi a Nader parlano di 2 incidenti nucleari sovietici” di
David Burnham, servizio speciale per il « New York Times ». Washington, 25
novembre. “La
CIA ha reso pubblici 14 documenti che descrivono due incidenti nucleari in
apparenza diversi avvenuti in Unione Sovietica, uno dei quali stando alle
testimonianze, costò la vita a centinaia di persone. Sembra
che i documenti, divulgati su richiesta di un gruppo antinucleare costituito
da Ralph Nader, in forza del Freedom of Information Act, confermino un
rapporto sui due incidenti nucleari in Urss reso noto l’anno scorso dal
Dr. Zores Medvedev, uno scienziato sovietico in esilio. Uno
dei documenti della CIA dice però che forse i rapporti e le notizie
confidenziali sugli incidenti nucleari possono riferirsi in realtà a un
esperimento segretissimo in cui l’Urss fece esplodere un ordigno da 20
megatoni nell’aria, sopra un villaggio simulato abitato da capre e pecore
per esaminare le conseguenze di una simile esplosione. Nonostante
i documenti siano per Io più in forma discorsiva e da essi sia stata
cancellata una notevole quantità di informazioni, pare che i due incidenti
si siano verificati in un grosso impianto nucleare presso la città di
Kystym, sul versante orientale degli Urali tra il 1958 ed il 1961. Uno dei
rapporti, datato 25 marzo 1977, citava un informatore anonimo, il quale
avrebbe detto alla CIA di aver saputo che « centinaia di persone perirono,
l’area divenne radioattiva e resterà tale per molti anni». Descrizione
della regione colpita. L’informatore disse di aver visitato nel 1961 la «
strana regione, disabitata ed incolta » dove sarebbe avvenuto
l’incidente. Eccone la descrizione: « Segnali stradali lungo il percorso
avvertivano gli automobilisti di non fermarsi entro i successivi 20 o 30
chilometri essendovi pericolo di radiazioni. Il terreno era deserto, non vi
erano paesi né città, non persone né terra coltivata, restavano in piedi
soltanto i camini delle case distrutte ». Trenta km equivalgono a circa 20
miglia. Un
fisico sovietico, Leo Tumerman, emigrato in Israele nel 1972, descriveva una
scena di desolazione in sostanza identica, che aveva visto viaggiando in
automobile attraverso la regione di Kystym (in una comunicazione apparsa sul
« New York Times “ del 9 dicembre 1976). Scriveva di esser stato
informato che si trattava del luogo della « catastrofe di Kystym », dove
pochi anni prima un disastro nucleare aveva ucciso e colpito molte centinaia
di persone. Pensava anche che l’anno dell’esplosione fosse stato uno
degli ultimi del decennio 1950-1959. Un
secondo rapporto, datato 23 maggio 1958, tracciava il quadro di un incidente
nucleare meno grave: « vari funzionari e visitatori sovietici alla fiera di
Bruxelles hanno reso dichiarazioni indipendenti l’una dall’altra ma
coerenti sul fatto che l’esplosione atomica accidentale avvenuta nella
primavera del 1958 era largamente nota in tutta l’Urss. L’esposizione
mondiale di Bruxelles si tenne nel 1958. Il rapporto del 1958 aggiungeva: «
Sono comuni le dicerie che parlano di molte persone uccise. Però la
versione generalmente accettata parla di alcune decine di morti soltanto ». Altri
rapporti descrivono una « esplosione terribile » che sembra fosse avvenuta
nel 1960 o nel 1961. L’esplosione fu così potente da far sussultare il
suolo e gli edifici. Poco tempo dopo questa esplosione tutte le foglie degli
alberi nell’area colpita e dintorni « erano completamente coperte da uno
spesso strato di polvere rossa ». Ospedali
affollati di vittime. Questo rapporto parla di una donna che si trovava in
un ospedale « al tempo dell’esplosione », la quale riferì di aver visto
molta gente ricoverata per ricevere cure mediche dopo lo scoppio. In effetti
l’ospedale era pieno di vittime dell’esplosione. In
un’intervista, Mr. Nader si è chiesto per quali motivi la CIA avesse
aspettato tanto a rendere pubblici i documenti. « In mancanza di altre
ragioni per nascondere queste notizie all’opinione pubblica, — ha detto
— una motivazione possibile potrebbe essere stata la riluttanza della CIA
a portare alla luce un incidente nucleare avvenuto in Urss che avrebbe
potuto suscitare preoccupazioni nella popolazione degli Stati Uniti
residente nelle vicinanze di impianti nucleari». Nel
novembre 1976 il Dr. Medvedev, un biochimico russo dissidente, aveva scritto
sul settimanale britannico « New Scientist », che nel 1958 centinaia di
persone erano state uccise e migliaia colpite da malattie da radiazioni,
quando erano esplose le scorie atomiche sepolte negli Urali”. Sul
«Washington Post» la stessa notizia era più esauriente e apriva la
prima colonna della prima pagina. Come
si è visto questo giornale, come Ralph Nader, aveva insistito perché i
documenti fossero divulgati, quindi la redazione aveva ricevuto gli
originali dei documenti CIA, e non semplicemente una comunicazione da
Washington ». Però anche sul « Washington Post » veniva ripetuta la
strana versione delle due esplosioni, e non di una; la seconda di esse era
soltanto un esperimento atomico eseguito sulla zona già contaminata di
Kystyin. Dei nuovi particolari riferiti da questo giornale si possono citare
i seguenti. “La
CIA ha divulgato 14 dei 29 documenti che possiede relativi all’incidente,
dicendo inoltre che alcuni dei rapporti non concessi si riferiscono a una
materia troppo delicata per poter essere divulgata sia pure con parti
censurate. I
documenti resi disponibili dalla CIA confermano il rapporto dello scorso
anno pubblicato dallo scienziato sovietico in esilio Zores Medvedev, secondo
il quale migliaia di persone furono uccise o contrassero infermità da
radiazioni nel 1958, quando scorie nucleari sepolte in una località degli
Urali si surriscaldarono ed esplosero. Secondo Medvedev l’emissione della
nube radioattiva coprì un’area di centinaia di miglia (...) Le vittime
dell’esplosione nucleare vennero curate in un ospedale locale dove
un’ala intera fu destinata a loro, escludendo tutti gli estranei. Un
informatore che all’epoca si trovava in ospedale riferì: « Alcuni di
essi erano fasciati ed altri no. Si poteva vedere la pelle del viso, delle
mani, e di altre parti esposte del corpo staccarsi e cadere.., era uno
spettacolo orribile Intervistato,
Nader ha detto che lo scoppio è stato chiaramente il primo incidente
nucleare grave che abbia provocato massicce perdite umane. Nader ha accusato
la CIA di aver deliberatamente impedito la divulgazione dei documenti
relativi allo scoppio per 20 anni al fine di non spaventare le persone che
potrebbero essere danneggiate dallo sviluppo nucleare nel nostro Paese. «Queste
informazioni avrebbero suscitato nella gente grave preoccupazione per gli
impianti nucleari, sia civili che militari » ha detto Nader. Ha aggiunto
che avrebbe cercato di ottenere almeno alcuni dei materiali trattenuti dalla
CIA per motivi di sicurezza”. Tra
i documenti che si conserva no tuttora come segreti, la CIA ne elenca 15,
numerati nell’ordine 15-29. Nell’elenco
figurano i numeri di codice, le date ed i nomi dei funzionari della CIA che
sono responsabili della loro classificazione come « segreti ». Il primo
dei documenti tuttora segreti porta la data dicembre 1958; due sono del
1959; otto sono giunti alla CIA negli anni 1961-1962 ed hanno tutti la sigla
iniziale CS. Orientativamente decifro questa sigla come
Celjabinsk-Sverdlovsk. Il codice SD-KH che designa un altro documento
evidentemente può riferirsi a Sverdlovsk-Kyshtym. A tutti i primi 13
documenti è allegato un « riassunto » non datato, ma compilato dalla CIA
neI 1977 visto che tien conto della notizia relativa all’esperimento di un
ordigno nucleare, pervenuta alla CIA nel 1977. Dai testi dei riassunti è
perfettamente chiaro che per redigerli occorrevano i materiali delle fonti
« aperte » ma anche di quelle «riservate». Documento
n. 14. Descrizione
sommaria dell’impianto: 1.
Nome Installazione
per Energia Atomica 2.
Località Kystym
55°44’ N - 60°35’ E a)
Indirizzo Non
disponibile b)
Centro dell’area L’area
delimitata di Kystym è approssimativamente di 60 km in direzione N-S e 45
km in direzione E-O. La ferrovia da Kasli e Karabas la attraversa
diagonalmente dall’angolo di NE all’angolo SO con Kystym al centro. Essa
include le installazioni a Teca (reattore) ed a Sungul (istituto
radiologico). 3.
Storia Un
grosso impianto atomico e un centro abitato per lavoratori furono fondati
circa 15 km a NE di Kystym, probabilmente a Teca sul lago Irtys, nel periodo
che va dal 1945 al 1948. Parteciparono alla costruzione approssimativamente
70.000 prigionieri, provenienti da 12 campi di lavoro forzato. Nella
primavera del 1948 l’intera popolazione, compresi tutti i lavoratori
dell’impianto e i forzati, fu fatta sgombrare dall’area delimitata di
Kystym. La popolazione fu sostituita da comunisti e gente di loro fiducia
venuti da tutta l’Urss. È stato riferito che costoro non lasciarono più
la zona. 4.
Struttura ed attrezzature dell’impianto L’area
delimitata copre 2700 km2 con otto laghetti collegati da corsi d’acqua.
L’impianto atomico (il reattore) è posto in una galleria che si estende
sotto un fiume, con solo una ciminiera visibile all’esterno. Uno dei laghi
fu prosciugato e sul fondo fu costruito un edificio di dimensioni
imprecisate con cemento, gomma e piombo. Poi il lago fu riempito d’acqua.
Una ferrovia a doppio binario fu costruita per servire l’area. Lo
stabilimento sotterraneo era da 30 a 40 m sotto la superficie, strutturato
come segue: otto reparti piccoli di uguali dimensioni (circa 50 x 25-28 mq),
ricavati con l’esplosivo in una roccia di steatite. Le pareti verticali
furono rivestite di cemento per un’altezza di circa 3-4 m. Esse
sostenevano un soffitto in cemento armato a volta a tre centri alto 6-7 m al
centro del reparto. Il
soffitto era armato in modo più robusto delle pareti con l’aggiunta di
sbarre di ferro incrociate. Un grande reparto di circa 100 m x 40 m fu
costruito allo stesso modo. Il soffitto era sostenuto al centro da 4
pilastri di cemento (a sezione di 1,20 x 1,20 m). La costruzione fu
terminata e fu iniziata la fondazione per l’apparecchiatura pochi giorni
prima che l’informatore abbandonasse il campo. La fondazione era di 0,80-1
m x 1,50 m. Tutti gli ambienti sotterranei erano illuminati elettricamente.
Nelle pareti del reparto grande erano fissati sostegni di acciaio, che
avrebbero dovuto forse sostenere rotaie di gru. Lo spessore dei muri tra un
reparto e l’altro, costituiti da roccia e rivestimento in cemento, era di
circa 5 m. Se
si deve credere a questi dati, non è da escludere che il lago sia stato
prosciugato ed il fondo sia stato ricoperto di cemento, gomma e piombo per
versare successivamente nel recipiente così formato dei rifiuti radioattivi
liquidi. 5.
Produzione Si
riferisce che questo impianto contiene pile atomiche e rifornisce di
materiali radioattivi l’Istituto Radiologico di Sungul. È stato riferito
che l’impianto ha fabbricato componenti di armi atomiche. Nella
primavera del 1958 centinaia di persone furono esposte a radiazioni e
colpite a causa di un’esplosione nell’impianto di Kystym. Ai
primi di ottobre 1959 un esperimento atomico fu effettuato a Kystym, a
quanto è stato riferito. Dopo l’esperimento generi alimentari come carne,
pesce e latte furono ritirati dai negozi di Sverdlovsk e Celjabinsk e
distrutti. Gli abitanti ebbero l’ordine di attingere alle riserve
alimentari delle loro case, e furono avvertiti di non comprare prodotti
agricoli dai contadini. 6.
Lavoro Nel
1956, nella zona c’era personale militare di varie unità e armi
dell’esercito. Operavano con loro 16 battaglioni di lavoro di circa 1000
uomini ciascuno. C’erano anche circa 25.000 ex soldati sovietici del
generale Vlasov che avevano collaborato con i tedeschi; in effetti essi
erano considerati come prigionieri ed erano anch’essi organizzati in
battaglioni di lavoro. Erano anche utilizzati nel progetto circa 60.000
reclusi di entrambi i sessi. 7.
Persone chiave ed organizzazione Non
disponibile. 8.
Sicurezza Venivano
osservate rigorose norme di sicurezza. La circolazione nei pressi
dell’impianto era severamente limitata. I recinti circostanti erano
notevolmente lontani dallo stabilimento vero e proprio, ma gli accessi erano
sorvegliati in permanenza da posti di guardia militari. Si richiedevano
autorizzazioni speciali. 9.
Visite dì osservatori americani e/o occidentali Non
disponibile. 10.
Foto disponibili Non
disponibile. Confrontando
questo documento con i fatti già noti, si conclude che proprio questo
villaggio sotterraneo fu il primo centro atomico negli Urali in cui erano
ubicati il primo reattore militare per la produzione di plutonio ed il primo
stabilimento radiochimico per la separazione di plutonio. In due biografie
del direttore scientifico ed amministratore principale del progetto atomico
sovietico, accademico Igor’ Kurcatov (bibl., 66, 67) si dice che la
costruzione dell’ “obiettivo” ebbe inizio nel 1945 e che nel 1947
iniziò la costruzione del reattore militare. Tuttavia
i biografi di Kurcatov non dicono, ad esempio, che la nuova cittadina era
stata costruita da carcerati, sebbene non solo dall’Arcipelago Gulag di A.
I. Solzenicyn (secondo volume) ma anche da molti altri studi sul sistema di
lager dei tempi di Stalin sia noto che praticamente tutte le principali
installazioni dell’industria atomica sono state costruite dai reclusi. Dall’Urss
non ci si poteva aspettare di meglio. Il primo centro atomico industriale
sovietico non si trovava in una zona arida, anzi tutt’intorno c’erano
laghi e fiumi. L’acqua
era necessaria per il raffreddamento permanente delle pile atomiche e per le
produzioni chimiche. Anche per questo era stata scelta una regione ricca di
acque. Ma
quando c’è l’esigenza di sotterrare residui delle industrie nucleari
occorre anche che le acque siano perfettamente controllabili”. (segue) Gabriele
Ratini
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