KIRGHIZISTAN
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(continua da pagina 11).
Questi indossava un caffettano rosso e si avvolgeva la testa in un fazzoletto rosso. Portava le armi del morto. L’uomo che alzava il drappo funebre non era parente del morto. Rimaneva nella “Jurta” del morto fino ad “Asha”. Durante le migrazioni e ad Asha, stava accanto ai cavalli vestito come il defunto, nella cui casa svolgeva tutto il lavoro maschile. Quando si trovava in casa, serviva gli ospiti nelle sue vesti abituali. Dopo il periodo di lutto, prendeva il cavallo del morto e andava via. Colui che proteggeva il “Tul” non parlava con la vedova del defunto ma eseguiva ogni suo desiderio e comando. La vedova non gli si rivolgeva direttamente ma attraverso una donna che gli riportava le parole.

IL SISTEMA DOMESTICO
L’allevamento. Per molti secoli l’allevamento nomade e seminomade e stato storicamente l’occupazione principale dei Kirghizi. Le condizioni naturali del Paese davano la possibilita di mantenere le greggi con l’erba, nel corso di tutto l’anno. Si allevavano maggiormente cavalli, minor rilevanza avevano le pecore ed i cammelli. Uno dei principali tipi di animali allevati sin dai tempi antichi nel Pamir orientale, nella parte montuosa meridionale nella regione di Oshsk ed in parte nel Tjen-Shan centrale era lo 0ak-topoz.
Ogni tribu e famiglia si spostava allinterno dl un determinato territorio. La vita nomade si compiva In direzione verticale: dalle basse valli montane agli alti pascoli alpini e ritorno.
Nei mesi invernali le greggi erano in valli e gole protette dai vento “Kyshtoo”. Le condizionI dei pascoli invernali erano molto pesanti. Il gelo e le tormente, la lunga permanenza a cielo aperto, alloggi non riscaldati ed un cattivo abbigliamento rendevano la permanenza nei pascoli di transumanza pesante ed estenuante. Le imprese di famiglie ricche e dl grandi proprietari terrieri, e le imprese dl media struttura riunivano le greggi per un pascolo Invernale comune affidandosi a pastori.
Con l’arrivo della stagione estiva e dei moscerini una parte degli allevatori trasferivano le proprie greggi negli alti pascoli estivi “DzJloo”.
L’agricoltura. La pastorizia si combinava con l’agricoltura ed in parte con la caccia. Oltre al cotone nel sud crescevano grano, mais, riso, angurie, meloni, zucche. Nel nord del Kirghizlstan le culture principali erano Il grano, li miglio, l’avena e la lucerna. Si elaboravano con abilita raffinate tecniche dl irrigazione, adatte a condizioni di alta montagna — “Aryk”
La caccia. La caccia era stata nei tempi antichi una delle principali occupazIoni degli antenati dei Kirghizl. Prede della caccia erano i montoni di montagna, le capre, i caprioli, gli orsi, i lupi e le volpi; nella prima meta dei XIX sec. era particolarmente diffusa la caccia al cervo le cui corna conquistate in un periodo particolare dell’anno erano particolarmente apprezzate In ana e venivano comprate a~% Kirghizi dai mercanti cinesi. I Klrghizi avevano la fama di essere cacciatori abili, precisi ed instancabill. Sin dall’antichita era diffusa la caccia con uccelli li cui addestramento raggiungeva la perfezione. Venivano usati falchi, aquile, sparvieri. Un significato commerciale aveva principalmente la caccia con l’aquIla reale, con l’aiuto della quale venivano cacciate le volpe e qualche volta I lupi ed I caprioli.
La caccia con falchi e sparvieri dei pennuti era piuttosto un’ attivita sportiva, di passione, il piu delle volte era il passatempo della classe feudale. Con abilita si effettuava la caccia con i levrieri. I Kirghizi sin dai tempi antichi allevano un particolare tipo di levriere di montagna “Tajgan” che ben si confa alla caccia alla volpe. Esisteva anche un rito di consacrazione alla caccia.

LE ATTIVITA’ DOMESTICHE
Dalla lana delle pecore che gli uomini tosavano in primavera ed in autunno le donne preparavano un filato con l’aiuto di un fuso di legno “ijik”con la punta di legno, di piombo o di pietra.Con i primitivi telai “ormok” da questo filato preparavano un tessuto per i caftani, per i pantaloni, per i sacchi, per le bisacce ma anche il cordone per unire l’ossatura della jurta. La lana di pecora serviva anche per per la preparazione dei tappeti lanosi e di feltro. Dalla lana preparavano zerbini, caffettani, copricapo, calzature e diversi accessori per le selle .La lana dei cammelli veniva usata per la preparazione dei tessuti dei vestiti, da quella delle capre e degli jak tessevano della corda “Jarkan”. Con la pelle cucivano pellicce “tulup” La pelli venivano lavorate con latte acido e sale e poi ripulite con il carniccio. Con le pelli di capra venivano preparati contenitori per il trasporto e la conservazione dei liquidi. La pelle degli animali con le corna, dei cavalli e dei cammelli serviva per la fabbricazione di scarpe e di vari tipi di vasellame. La lavorazione del legno serviva principalmente per la preparazione dell’ossatura della jurta, per le selle, per le culle ed in parte per le stoviglie e per le suppellettili domestiche.
La lavorazione dei metalli era conosciuta da tempo dai Kirghizi. Dalla sabbia ferrosa del lago Issyk Kul’ attraverso la fusione in primitive fucine, ottenevano il ferro. I fabbri,”le labbra di Temir”, preparavano ferri di cavallo, coltelli, falci, forbici per la tosatura delle pecore, accette e armi. L’artigiano dell’argento, Zergher, “le labbra di Kymysh”, faceva d’argento ornamenti femminili e maschili per cinte e finimenti per i cavalli.

COSTUME
Il tipo di abitazione, l’abbigliamento, il carattere del cibo, delle suppellettili, i mezzi di trasporto erano completamente definiti dalla necessita di frequenti spostamenti su grandi distanze, dalla mancanza di una vita stazionaria e stabile, dalla carattere stagionale delle attivita.
L’ ABITAZIONE
Le tribu del Kirgizistan, che da sempre si occupavano di pastorizia nomade in alta montagna avevano elaborato il piu comodo tipo di abitazione che potesse essere facilmente smontato, caricato sugli animali da trasporto e di nuovo rimontato. Base della jurta e l’ossatura in legno, fatta di varie parti: un involucro pieghevole “kereghe” che da alla Jurta in piano un forma rotonda, sopra l’involucro una cupola rinforzata, composta di pertiche di legno “uuk” fissato in alto da un cerchio massiccio, “tjunduk” e da una cornice della porta “bosogo”. Per i Kirghisi la cupola “tjunduk” ha un significato preciso che simbolizza la porta dell’universo ed e I’ emblema raffigurato nella bandiera dello stato.
Le suppellettili che si trovano all’interno della jurta hanno un loro posto ed un loro significato. Per esempio nella parte centrale si trova il fuoco “kolomto”. Dietro di lui direttamente di fronte all’entrata gli accessori da letto, “dzjuk”, e le pellicce. Accanto al dzjuk il “tjer” dove viene fatto accomodare l’ospite di riguardo. 2) A destra dell’entrata si trova la “parte femminile” “epci zjak”. Qui c’e l’angolo domestico. 3) La parte sinistra della jurta — maschile- “er zjak”. Qui si possono vedere la sella, il laccio per catturare gli animali, la bardatura e gli strumenti per uscire con il gregge. Il pavimento della jurta e coperto da tappeti di lane di pelliccia di orso, di pecora e di lupo.

L’ABBIGLIAMENTO
TRADIZIONALE
L’impronta caratteristica dell’abbigliamento della popolazione e dato dallo stile nomade della vita e dal clima di alta montagna del paese, che richiedeva diversi tipi di abiti caldi.
Il taglio e la rifinitura dell’abito erano influenzati dalla classe di appartenenza di chi lo indossava. Se gli allevatori ricchi e feudali portavano abiti di stoffe preziose, cappelli di feltro ornati di pelliccia, indossavano cinture di seta rossa e le scarpe erano di pelle rossa, i poveri invece portavano abiti di rozza stoffa di lana con una cintura di tela, cappelli senza ornamenti e le scarpe di pelle non conciata. 1) L’abbigliamento di quel periodo era abbottonato senza differenza particolare per uomini e donne .All’abito superiore (esterno) appartenevano: “Capan” un caffettano per uomini e donne, “cepken” un abito a falde lunghe con delle maniche lunghe e larghe, “Ton” — un abito invernale- in pelliccia di montone. Sia gli uomini che le donne portavano degli ornamenti per il capo “Tebetej”, “Topy” e fra le calzature “Jetjuk”, “Maasy” “Chokoj” “Kepich” (kelech) con i calzini leggermente piegati.
2) L’abbigliamento esterno maschile era composto dal “Kejnek”- una camicia,” Chalbar”, “Kandagaj”, “Zardak scym” - pantaloni di pelle lavorata o di camoscio. Gli ornamenti del capo erano il simbolo del popolo Kirghiso, “Ak KalpaK” un cappello di feltro cosi come “Makalaj” un cappello di pelliccia. Come accessorio era utilizzata una cintura “Kur”.
3) L’abbigliamento femminile era compostodal “Kejnek”- un vestito, da una gonna con bottoni “Beldemech”. Sul capo le donne indossavano un cappello conoidale come un elmo con ornamenti “Shjikoje o un cappello ben aderente “kep takyja”, il “chach kep”, “bash Kep” con un nastro che scendeva lungo la schiena e annodato in alto ad un turbante “elechek”,”ileiki”, “kalak”. Largamente diffuso era un fazzoletto chiamato “Zhooluk”. Come accessori le donne portavano “sjojke”- orecchini nonche un ornamento per il petto, che erano come dei grandi orecchini a forma di cono, uniti da una catena con molti ciondoli. “Chachpak”, “chachkap” lunghi nastri a forma di tubicino che nascondevano le trecce sui quali venivano attaccati lamine disegnate, bottoni, perle, fili di corallo, piaste di metallo o d’argento o catene. Ai copricapo in qualita di ornamenti venivano applicati dei sonaglietti i argento dorato “buun” “tjujmjo”, “bujnak.
La traduzione dal russo in italiano di Simona Cristiano.
Il materiale raccolto da Aida Felice.

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