KIRGHIZISTAN
page 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 14 15 16 17 19 20 21 22 23 forum n° 14 - july 15, 2004
 

home

Kirghizistan:la piccola Svizzera al di la degli Urali
In un Paese lontano lontano, all’interno della catena montuosa del Tjen Shan, all’imbocco della famosa “Via della Seta”, estende il suo abbraccio la terra delle infinite vette innevate, dei limpidi laghi e dei prati di montagna.
La sua bellezza primordiale, con le favolose foreste di abeti, con gli animali selvatici, con i campi fertili e generosi incontro lo sguardo di un solitario pellegrino. Dal suo aspetto si poteva pensare che venisse da una terra lontana. Un nomade della tribu dei Kirghisi che, cominciato il suo cammino sulle rive dello Enisej, come incantato si fermo sulle rive del lago “Issyk Kul”, bagno le mani e deterse la sua stanchezza con la santa acqua. Affascinato da questa miracolosa bellezza della natura, decise di porre fine al suo cammino su questa terra che, dunque, divenne la terra dei suoi discendenti.
Il Kirghizistan, terra pittoresca e montuosa posta nell’Asia Centrale, confina a nord con il Kazakistan, a sud-est con la Cina, a ovest con l’Uzbekistan e a sud-ovest con il Tagikistan. L’estensione territoriale e di 198.500 Kmq.
Il paesaggio naturale, in Kirghizistan, e assolutamente diversificato.
Le montagne occupano il 94% del territorio della repubblica, poi pianure, deserti, foreste, steppe e laghi alpini.
In Kirghizistan si contano circa 2.000 laghi. Il piu grande di tutti e il lago Issyk Kul’ .Con un’estensione di 6.200 km2, questa “perla blu” come viene chiamato, ha un’acqua cosi limpida che non si puo distinguere il confine fra cielo e mare. D’inverno, il lago non gela. Sulle rive si trovano case di cura, centri vacanze, case per turisti.
Il Kirghizistan possiede anche grandi riserve di acque dolci, sorgenti calde termali, minerali e con fanghi curativi.
Il clima del Kirghizistan e molto variegato, da un clima fortemente continentale, a moderato, fino ad un clima subtropicale. La temperatura media delle zone premontane, d’inverno, e di 4/9 gradi sottozero, d’estate la temperatura arriva a 20-27 gradi.
La flora e la fauna della Repubblica sono diversificate. Si possono trovare piu di 4000 tipi di piante, 500 tipi di animali vertebrati, 3000 tipi di insetti e 335 tipi di uccelli.
La storia
1) Le notizie piu antiche riguardanti gli antichi Kirghisi sono contenute nel Shi Tzi (atti storici) di Sym Tsjan, che sono le prime testimonianze della storiografia ufficiale cinese. Per la prima volta, venne citato in relazione ai fatti del 201 A.C.
2) La parola “Kirghisi” viene analizzata in vario modo. Fra il popolo ci sono leggende sull’origine dei Kirghizi da quaranta vergini “kryrk kyz” e, anche nel mondo scientifico, alcuni studiosi ritengono che il termine Kirghizi sia da collegare al numero 40. Nell’epos di Manas, i Kirghizi vengono chiamati: il popolo delle 40 tribu . Si puo anche collegare per affinita di suono alla parola “Kyr”, steppa, quindi: abitanti della steppa. Altri sono invece sicuri che il nome derivi dall’antico aggettivo “kyry”, rosso, piu “yz” quindi: popolo dai capelli rossi. In una parola, gli studiosi non sono giunti ad una conclusione univoca e l’etimologia della parola “Kirghizi” non e stata ancora risolta.
3) Il processo di formazione delle tribu che danno origine al popolo Kirghizo e durato a lungo, su un territorio molto ampio. Le antiche fonti dell’ethos Kirghizo traggono inzio da tre radici etniche:
a) le tribu turche dell’Asia centrale;
b) i discendenti saki e usuni delle tribu del Tjen Shan;
c) le tribu sogdi (iraniane orientali) di citta e villaggi che avevano rapporti costanti con la popolazione dell’Asia Centrale;
d) le tribu dinlin;
4) la piu grande difficolta per la soluzione di questo problema consiste nel fatto che popolazioni chiamate Kirghize (all’incirca nel 16°-17° sec.) vivevano contemporaneamente nella Siberia meridionale, nel Turkestan orientale, nel Tjen Shan, nel Pamiro Alae, nell’Asia centrale, nelle steppe del Kazakistan e nella zona preuralica. In territori cioe molto distanti fra loro.
Questo testimonia quanto la storia etnica dei Kirghizi rappresentasse un lungo sfaccettato processo strettamente legato alla storia della formazione di molte altre tribu e popoli sia dell’Asia centrale che delle regioni limitrofe.
A giudicare dall’aspetto, esistevano due gruppi di Kirghisi: Occidentali e Orientali. Notizie riguardanti abitanti alti, con i capelli rossi, con il viso rosato e con gli occhi chiari, chiaramente si riferivano agli orientali. Piu oltre, si dice che gli uomini fossero meno delle donne e che portassero anelli alle orecchie. La base etnica degli antichi Kirghisi erano le tribu “direlin” di tipo europeo che, lentamente, alla lunga, assorbirono le tribu di tipo mongolo.
Questo processo, scoperto dagli studiosi sulla base delle analisi di oggetti ritrovati (in particolare le maschere funerarie) trova fondamento anche in testimonianze storiche. Per esempio, negli autori antichi si incontra l’indicazione che i Kirghisi avevano dei tratti del viso di tipo europeo, capelli chiari, carnagione bianca. Oltre a queste indicazioni, se ne riscontrano altre che parlano di Kirghisi dai tratti somatici di tipo “mongolico” con occhi e capelli scuri, di un tipo apparso come risultato del suddetto mescolamento etnico.
Il nome dei Kirghisi, nelle varie tappe della storia ed in particolare nei sec. IX- X, risalenti al periodo di grande potenza kirghisa aveva non tanto un significato etnico quanto politico, e Kirghisi avevano cominciato a chiamarsi anche i “non Kirghisi come tribu di origine”, che pero si trovavano in uno stato di dipendenza politica dai Kirghisi dello Enisej, situati da oriente a occidente nel territorio, dal Bajkal allo Irtush, da nord a sud, dalla zona della tajga fino al Turkestan orientale. Si puo parlare di sotto-gruppi etnici dei Kirghisi anche in Altaj e in Dzungarii (Cina).

La grande Via Della Seta
Attraverso il territorio dell’attuale Kirghizistan passava una volta la Grande Via della Seta. Questa via era un ponte d’amicizia, tra Oriente ed Occidente, uno scambio di merci, un reciproco arricchimento di conoscenze e di progresso. Questa via portava, nel generale caos del medioevo, ordine, collaborazione e pace nei territori per i quali passava. Funziono per 1.600 anni senza grandi intervalli. Di accampamento in accampamento, avanzavano le “navi del deserto”: i cammelli, dondolando con il loro carico protetti dai Bogatyr’. Grandi erano gli scambi etno-culturali dei Kirghizi. Particolarmente interessata ad instaurare buoni rapporti con il Kirghizistan era la Cina. La prima ambasciata kirghiza fu aperta in Cina nel 648.

Religione e culto
Fino alla penetrazione del’Islam in Asia Centrale (XVII- XVIII sec.), fra la popolazione erano diffuse varie fedi religiose. Il Buddismo, il culto di Zarathustra, il Cristianesimo, il Manicheismo.
I Kirghizi erano pagani. Al vertice si trovava la coppia divina Tanir (Ata) e Umaj (Ene).
Le donne veneravano la madre Umaj, le si rivolgevano le levatrici e le guaritrici (Emci) pronunciando durante il parto o la cura la preghiera: “non la mia mano ma la mano della madre Umaj”. Quando i bambini partivano, gli adulti e gli anziani auguravano: “...li affido alla madre Umaj”. Secondo i racconti, su alcune rocce e su alcune pietre si conservano delle tracce della visita sulla terra della madre Umaj. Vengono chiamate “le macchie della Madre Umaj”. Di queste impronte fanno parte anche le macchie azzurre dei neonati (voglie) che sono chiamate “gli schiocchi della madre Umaj per la felicita”.
Nella lingua kirghiza Umaj ha il significato di uccello magico che nidifica nell’aria. La rappresentazione della divinita Umaj era legata al motivo, comune a tutta l’umanita, dell’uccello-divinita solare, creatore di tutte le cose viventi, simbolizzante la fecondita e la fertilita.

Il culto della natura
Un posto significativo nel sistema religioso dei Kirghizi era occupato dal culto delle forze della natura.
a) Il piu antico, ormai quasi perso, e considerato la rappresentazione del Cielo-Tenir. Questa divinita suprema e vicina all’idea di universo.
b) Il culto verso la divinita della Terra Dzer Suu, che era particolarmente diffuso quando la mancanza di pioggia provocava siccita. Ancora oggi si possono vedere sui passi di montagna, sui sentieri o nelle zone di montagna, delle corna di montoni di montagna o di capre in gruppi di sei con appese code di yak o ciuffi della loro lana, pezzi di stoffa appesi sui rami degli alberi o sugli sterpi, nonche batuffoli di ovatta e fili. Questi sono posti venerati chiamati adesso piu comunemente “Mazar” invece di “Oboo”.

Il toteismo
La parola toteismo deriva dalla parola indiana “atatem”. E’ sorprendente quanto essa sia vicina alla parola kirghiza “atatek” che significa “genealogia”. Effettivamente, tra i Kirghizi, esistono molte leggende sull’origine del nome delle tribu: dagli animali sacri come le renne, il lupo, il leopardo della neve, l’uccello.
a) Secondo le leggende, l’antenata della tribu Bugu era una donna con le corna. Derivando dalla renna, era figlia del protettore delle renne, dei montoni di montagna, delle capre e dei caprioli.
b) E’ noto che il lupo, come la renna, era uno dei totem fondamentali delle antiche tribu.
C’era una rappresentazione in cui il lupo, la sua pelliccia, la sua carne, i suoi artigli, avevano la forza magica di proteggere le persone, in specie i bambini, dalle malattie o dagli spiriti maligni, o erano in grado di curare malattie.
c) Tracce di feticismo:
Tra gli antichi Kirghizi esisteva il culto di un oggetto “kut”, idolo, derivato dalla fusione dello stagno e del piombo e ricoperto con diversi stracci di color rosso-azzurro. Questo idolo si utilizzava per le malattie del gregge, veniva bagnato con l’acqua con cui poi si aspergeva il gregge.
d) Il culto degli sciamani. Le funzioni principali degli sciamani - alla fine del XIX sec.- erano le cure e le profezie. Il “Dumon” aveva un alto cappello di piume di cigno. I “Bashki” kirghizi erano considerati scelti dagli spiriti protettori.
Il momento piu importante dell’opera di guarigione era la chiamata, da parte degli sciamani, del loro spirito-guida o spirito- aiutante con l’aiuto del quale lottavano contro il male che era nel malato. Il metodo fondamentale della cura dello sciamano era il cacciar via dal corpo del malato gli spiriti maligni che vi si trovavano. Gli sciamani utilizzavano la frusta “Komci”, il coltello o “Buben” di piccole dimensioni senza la mazza “Komuz”.
Intorno al malato facevano girare una tazza con acqua dicendo “ Io faccio un giro, Dio Kudaj, con l’acqua allontanati”

IL CULTO DEGLI ANTENATI
L’autorita ed il potere degli anziani e dei capi delle comunita plurifamiliari, lo stretto legame con i parenti, la sottomissione, il rispetto venivano trasferiti nei loro spiriti (dopo la morte).
“Arbak” era colui che abitava il mondo dell’aldila. Si riteneva che gli spiriti degli antenati avessero il diritto di esigere continua attenzione ed un atteggiamento premuroso da parte dei discendenti. In effetti, i discendenti rispettavano profondamente gli avi, sforzandosi di garantirsi la loro benevolenza. Nell’immaginazione della gente si sviluppo la rappresentazione dei potenti spiriti degli antenati, capaci di proteggerli e preservarli dalla sfortuna e dalla poverta. Nel rito funebre, per lungo tempo, fu presente la cremazione che continuera fino a circa il X sec. Dopo, si arrivera a nuove forme di riti funebri. All’inizio, nelle tombe venivano tumulate solo persone particolarmente eminenti, appartenenti alla nobilta feudale o gli eroi piu famosi: i “Bogatyr”.
Le misure delle cripte erano fatte in modo che la lancia di guerra, “Najza”, potesse comodamente girarsi su se stessa. Oltre al piu frequente modo di inumazione, ci sono informazioni su un particolare tipo di inumazione “temporanea”.
Questa tradizione era collegata con l’abitudine di seppellire il morto nella terra natia, la dove era vissuto, o dove erano vissuti i suoi antenati. Queste abitudini, molto diffuse fra i Kirghizi, richiedevano frequentemente e per condizioni di solito spiacevoli (la chiusura dei passi durante l’inverno) di sistemare momentaneamente la sepoltura, dal tardo autunno fino alla primavera, in un altro posto. In questi casi venivano effettuati tutti i riti funebri, si avvolgeva il corpo nel lenzuolo funebre “kepin”, poi si cuciva nella pelle non conciata e affumicata di un cammello” Sciri”. In questo modo, appendevano il corpo ad un alto albero nel cortile fino alla primavera. I Kirghisi ritenevano che le anime dei morti dovessero essere nutrite, a questo scopo offrivano cibi in occasione dei banchetti funebri 3, 7, 40 giorni e dopo un anno. Si credeva che l’anima dell’uomo continuasse a vivere anche dopo la morte. Dopo la morte del defunto, veniva preparata una bambola “Tul”, che era il ricettacolo dell’ombra del trapassato, alla quale, per un anno, venivano date cure e attenzioni: la nutrivano, la vestivano, la spogliavano, la lavavano e la mettevano a dormire. Allo scadere dell’anno, quando il defunto non aveva piu bisogno di cure, poteva pensarci da se, venivano preparati i funerali della bambola, che poi veniva tumulata nella stessa tomba dove si trovavano le ceneri del defunto. Ritornava cosi definitivamente ad essere l’ombra del corpo dal quale era uscita. Durante il banchetto funebre issavano su due o tre cavalli le immagini del defunto, le vestivano con la cintura, il cappello dello scomparso e la spada. Questi dovevano stare, per tutto il periodo dell’Asha, sotto il controllo di una persona speciale. Durante le migrazioni, questi cavalli venivano condotti dalla stessa persona che proteggeva il “Tul”.

top